hand-doctorStrategia implantare progetto

Quando si devono sostituire uno o più denti mancanti, l’implantologia è un’ottima soluzione. E’ una metodica veramente semplice che però richiede alcune attenzioni. Vediamo passo per passo come si può realizzare un piano di trattamento corretto e sicuro per il paziente.

  1. Controllo delle condizioni generali e locali di salute del paziente
    Una valutazione della salute del paziente è la prima delle preoccupazioni: malattie diabetiche, osteoporosi, infezioni sistemiche devono essere opportunamente diagnosticate, curate o compensate. La presenza di infezioni ai denti vicini o alle gengive deve essere esclusa, oppure se vi sono malattie in corso, si devono eseguire le giuste cure. Infatti, quando la gengiva si ammala si può formare una sorta di tasca tra il dente e la gengiva stessa, la cosiddetta malattia parodontale. Uno spazio ricavato dentro l’osso e che accoglie la radice del dente ora contiene batteri e pus. Un impianto inserito accanto a una tasca può infettarsi e fallire a causa dell’infezione non curata.Quando in bocca sono presenti infezioni  nelle gengive o intorno alle radici dei denti, è necessario che siano curate diligentemente prima di eseguire l‘intervento. In alcuni casi , è possibile decontaminare la zona nello stesso momento dell‘inserzione dell‘impianto mediante l‘uso di un laser all’erbium, che distrugge i batteri presenti  senza danneggiare il tessuto osseo.
  2. Valutazione della quantità e del tipo di osso a disposizione
    Con vari strumenti diagnostici si valutano la quantità e il tipo di osso. I più frequenti sono la radiografia locale e la radiografia panoramica. Queste ci danno delle preziose informazioni sulla quantità di osso a disposizione e la vicinanza con strutture anatomiche che non devono essere danneggiate quali il nervo mandibolare, il nervo che porta la sensibilità al labbro inferiore, il seno mascellare, la cavità di lato al naso che se infiammata dà la sinusite, le radici dei denti adiacenti che se danneggiate possono determinare la loro devitalizzazione. Altre analisi sono la teleradiografia, che mette in rapporto i denti di sopra con quelli di sotto, la TAC, cioè la tomografia assiale computerizzata che identifica i volumi con massima precisione, la MOC, ossia la misura della densità dell’osso.
  3. Rapporti occlusali
    Il tipo di chiusura della bocca può determinare tanti problemi anche in zone lontane, quali dolori al collo, alla schiena o mal di testa. Oppure problemi locali come il bruxismo, cioè il continuo digrignamento notturno o il serramento, cioè lo stare con la bocca tesa anche a riposo. L’inserimento di nuovi denti modifica la situazione esistente con effetti migliorativi o peggiorativi che il dentista di fiducia deve ben valutare per evitare sorprese.
  4. Tecnica chirurgica
    A questo punto si può inserire l’ impianto utilizzando la tecnica più idonea al tipo e alla quantità di osso presente, e alle condizioni di salute locali e generali. Sono molte le possibilità. Vediamone alcune: impianto inserito in modo che subito affiori in superficie (tecnica non sommersa) o lasciato a riposare sotto la gengiva (tecnica sommersa). Inserimento dell’impianto nel momento dell’estrazione del dente (tecnica post-estrattiva) o successivamente. Con  la realizzazione di una protesi provvisoria cementata sopra l’impianto immediatamente (carico immediato) o successivamente (carico posticipato). Uso di laser chirurgici per migliorare la sterilità della zona da operare (chirurgia laser-assistita). Il dentista di fiducia deve consigliare al paziente la tecnica più idonea al tipo di condizioni presenti, e spiegare bene le varie indicazioni e controindicazioni.Fino a poco tempo fa sembrava importantissimo che fosse anche necessario aspettare dai tre ai sei, otto mesi per caricare l’impianto, cioè per realizzare il nuovo dente con cui masticare inserito sopra la nuova radice. Si temeva infatti che i micromovimenti disturbassero il processo di guarigione creando una intercapedine di tessuto fibroso tra l’impianto e l’osso. Vari studi hanno però ormai dimostrato che quando l’impianto è saldamente inserito nell‘osso, senza contaminazioni batteriche, si può anche subito realizzare il dente e usarlo immediatamente come ancoraggio per la masticazione e per ripristinare una piacevole estetica. L‘impianto deve essere fissato mediante uno speciale dispositivo che lo avvita nella posizione finale, con una forza di circa 35 newton x cm², cioè  ben tre volte la forza che può esercitare un uomo a mano libera. Insomma, l’ impianto viene serrato così stabilmente nell‘osso ed è a esso così intimamente connesso che anche la fatica della masticazione può essere subito sopportata senza aspettare che durante il processo di cicatrizzazione le cellule dell‘osso abbraccino la superficie dell‘impianto. Il nuovo dente può essere perciò fissato sopra l‘impianto subito dopo l‘intervento, permettendo così anche una guarigione più confortevole della gengiva. La sera stessa dell’intervento sarà possibile masticare quasi normalmente.