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Quando manca un dente: ponte o impianti?

Quando manca un dente è sempre possibile scegliere tra un ponte e un impianto integrato. Certamente oggi le corone in oro ceramica, chiamate capsule tra i non addetti, hanno raggiunto livelli di estetica e raffinatezza progettuale molto alti.

Il colore imita con grande precisione le sfumature dei denti naturali. La fine della corona è nascosta così bene nella gengiva da dare l’impressione che il dente nasca naturalmente dalla gengiva. Non si vedono più quei brutti bordi neri che separavano la radice dall’inizio della corona in ceramica. Praticamente, non è più possibile riconoscere un dente finto da un dente vero.

La devitalizzazione
Però, per sostituire un dente mancante è necessario limare i denti adiacenti per realizzare una sorta di ponte i cui pilastri sono i denti adiacenti presenti e la travata è il dente mancante da sostituire. I denti, seppur ridotti pochissimo, circa un millimetro e mezzo -due millimetri, possono divenire ipersensibili, e quindi possono dover essere privati del loro tessuto pulpare (il nervo), cioè devitalizzati.

La devitalizzazione rappresenta un atto molto importante per la vita del dente stesso e sicuramente una delle azioni più importanti dell’attività del dentista: se mal eseguita, possono verificarsi infezioni o danni alla struttura del dente stesso. Se invece è eseguita secondo le regole, il dente sarà preservato da infezioni e da fratture. Il tessuto pulpare di un dente non devitalizzato o devitalizzato non correttamente, s’infetta, va in putrefazione e genera delle tossine e dei gas che irritano il tessuto osseo adiacente. Si determinano così infezioni sia acute, sia croniche, che possono dare purtroppo i ben noti e dolorosi ascessi. Una mattina il paziente si sveglia e si ritrova con un tumefazione dolorosa su una guancia o sotto la mandibola. Tutte queste complicazioni sono oggi ben evitate dai dentisti capaci ed attenti.

Conservare intatti i denti sani: l’impianto
Certo comincia ad essere sempre più presa in considerazione anche l’ipotesi di sostituire il dente mancante con un impianto. Cioè con un nuovo dente collegato a una nuova radice in titanio. Se da una parte inserire la nuova radice costituisce un delicato intervento chirurgico, dall’altra i denti naturali sono ben salvaguardati. E certo un intervento chirurgico significa anche ben valutare le strutture anatomiche circostanti, le possibilità di successo, le aspettative del paziente. Nessuna delle due soluzioni presenta solo vantaggi o solo difficoltà, e la scelta deve essere ben valutata dal dentista insieme al paziente.

La vite in titanio che costituisce la nuova radice deve essere della lunghezza massima possibile e adeguata al volume disponibile. Può essere eseguito un solo intervento dove s’inserisce la radice nuova e si lascia già un collegamento esterno sul quale in un secondo tempo si costruisce il nuovo dente. In certi casi però, se devono essere eseguiti interventi di ricostruzione dell’osso che ospita la radice, è necessario eseguire due diversi interventi. Il primo per inserire la vite che però viene lasciata a “riposare “ per qualche mese sotto la gengiva. Il secondo per collegare la vite stessa a un moncone sul quale realizzare il nuovo dente. La percentuale di successo è molto buona, superiore al 90%, e i risultati estetici assolutamente positivi: insomma, un’alternativa al trattamento tradizionale reale ed affidabile.