Implantologia dentale a Napoli: Di quante fixturi necessito?

Una delle domande più frequenti in relazione agli impianti dentali è: “Di quanti impianti ho bisogno?”. La richiesta, più che legittima, diventa insidiosa quando si considera il costo di ogni singolo elemento in relazione al lavoro protesico (ponte o dentiera completa) da effettuare, e il numero finale di impianti da inserire non solo rispetto al successo del trattamento, ma anche al suo costo complessivo.

Determinare il numero di impianti dentali soprattutto in funzione delle disponibilità economiche del paziente e prendere decisioni terapeutiche su questa base può spesso nuocere al risultato finale. La risposta alla richiesta di conoscere il numero degli impianti adeguato al proprio caso può variare moltissimo da paziente e paziente, e per ogni specifica situazione è basata sul volume di osso disponibile, sul tipo di restauro e su molti altri fattori. È perciò evidente come per il dentista sia imperativo fornire al paziente alcune linee guida, diverse da quelle monetarie, in questa area della ricostruzione dentale.

Il numero degli impianti: altre considerazioni

impianti dentali napoliDi quanti impianti ho bisogno? Non sempre è facile rispondere a questa domanda: secondo la regola generale ogni singolo dente deve venire sostituito da un singolo impianto, tuttavia quando ciò non fosse possibile a causa di limiti anatomici o economici diventa imperativo trovare un compromesso. E’ infatti possibile effettuare ancoraggi come quelli dei denti naturali anche fuori dagli impianti, ma per ottenere questo risultato bisogna prima considerare la superficie complessiva della radice naturale presente nell’osso e confrontarla alla superficie dell’impianto.

I denti posteriori hanno due o tre radici e forniscono un’area totale di ancoraggio nell’osso di  450-533 mm²; un tipico impianto con 3.75 mm di diametro è composto da una sola radice con un’area variabile tra 72 a 256 mm², in funzione della lunghezza. Ciò significa che il dente è in grado di dissipare le forze masticatorie, che possono raggiungere valori di parecchi quintali, in modo molto efficiente – certo più efficiente di un impianto. Inoltre, la corona di un dente molare ha un’area di circa 100 mm², mentre l’area trasversale di un impianto con diametro di 3.75 mm ha un’area di soli 10.95 mm².

Quando vengono esercitate a un angolo correlato al sito dell’impianto, le forze masticatorie creano troppo stress sui vettori di torsione e inclinazione. Queste considerazioni spiegano perché i produttori di impianti forniscono oggi elementi con diametri maggiori, fino a 5 o 6 mm, che migliorano notevolmente le discrepanze e vengono selezionati in relazione alle radici che devono sostituire. Perciò, anche se in genere si segue la regola “un dente-un impianto”, la norma può essere modificata in funzione della situazione individuale e del tipo di trattamento desiderato.
Per esempio: un paziente senza denti (edentulia totale) non intende sacrificare la sua dentiera inferiore ma vuole solo che sia più stabile. In questo caso bastano due impianti per garantire il risultato richiesto, anche se in linea di massima all’aumento del numero degli impianti inseriti aumenta la stabilità della protesi, e di conseguenza, la prognosi a lungo termine dell’intero impianto.

Il numero di impianti dentali necessari a sostenere una protesi – un ponte o un’arcata completa – dipende da vari fattori classificabili in cinque categorie principali:

  1. la quantità di osso disponibile;
  2. la densità dell’osso;
  3. l’occlusione e la condizione dei denti opposti a quella da trattare;
  4. la posizione degli impianti dentali;
  5. la propriocezione e la disposizione dei denti naturali;

Queste categorie di base possono essere di aiuto nel valutare un’ipotesi di trattamento in termini di numero minimo di impianti necessari ad assicurare il successo di un certo restauro, tuttavia altri due fattori entrano in gioco:

  1. La regola del numero minimo di impianti. Secondo questa regola, per l’edentulia parziale che supera la sostituzione di un singolo dente la quantità minima di impianti è di due, in modo da eliminare le forze rotatorie e pivotali che sono presenti quando si effettua il restauro di più denti su un solo impianto;
  2. La regola del numero massimo di impianti. In tutte le situazioni che prevedono il restauro con ponti o corone in pazienti parzialmente edentuli, l’ipotesi iniziale prevede di usare un impianto per ogni dente da restaurare. Questo tipo di restauro nei pazienti parzialmente dentati ha infatti implicazioni molto diverse rispetto al restauro da effettuare su soggetti completamente edentuli. Poiché le forze masticatorie in gioco e la propriocezione del paziente sono molto diversi tra l’edentulia parziale e quella totale, si stabilisce uno standard minimo di partenza dal quale si parte per valutare il numero minimo di impianti in relazione a un certo trattamento.

Un esempio di valutazione di base del numero minimo richiesto di impianti

Nell’utilizzare la griglia si parte dalla regola del numero massimo di impianti (1 dente – 1 impianto) e successivamente si valuta la condizione del paziente in ogni categoria diagnostica indicando la presenza di un fattore favorevole, nella media, o sfavorevole. La somma delle cifre produce un punteggio complessivo finale che viene impiegato come ausilio per valutare la riduzione del numero di impianti pur garantendo la sicurezza e il successo del trattamento. Si osservi che la griglia non rappresenta in alcun caso un sistema di valutazione assoluto né per il dentista, né per il paziente, ma è semplicemente uno strumento iniziale volto a facilitare la prima valutazione delle condizioni relative al successo di un trattamento implantologico, e a discuterne con il paziente.

Categorie diagnostiche scarso medio buono
Volume dell’osso (altezza e larghezza) 1 2 3
Densità dell’osso (osso corticale disponibile) 1 2 3
Occlusione e dentatura opposta 1 2 3
Propriocezione e disposizione dei denti naturali 1 2 3
Superficie degli impianti e distribuzione 1 2 3
Punteggio 5 10 15
Numero massimo di impianti nessuna riduzione ridurre del 25-33% ridurre del 33-50%

A partire dalla regola del massimo numero di impianti (1 dente – 1 impianto), il punteggio minimo di 5 indica la presenza di condizioni critiche per il sostegno di un impianto e perciò conferma la necessità di avere un impianto per ogni singolo dente trattato; un punteggio di 10 suggerisce la presenza di condizioni nella media grazie alle quali si può ridurre di un quarto o di un terzo il numero minimo di impianti per un dato restauro – per esempio se si devono sostituire 4 denti si può eliminare 1 impianto e ridurne il numero complessivo a 3. Il punteggio complessivo di 15 indica la presenza delle circostanze più favorevoli per l’inserimento degli impianti, il cui numero può quindi essere ridotto da un terzo fino al 50%. In questo caso 6 radici possono essere sostituite da 3 o 4 impianti. I punteggi intermedi richiedono una valutazione ancora più attenta da parte del dentista. Quando le condizioni sono ancora più favorevoli di quelle indicate, per esempio quanto ad altezza dell’osso disponibile e opposizione dei denti da trattare a un’arcata completa, si può valutare la riduzione del numero degli impianti al minimo assoluto.